La memoria liturgica di Maria Santissima Regina nasce in un momento di straordinaria densità spirituale e pastorale: la conclusione dell’Anno Mariano indetto da Pio XII nel 1954, in occasione del centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, nel 1854 appunto. Fu proprio in quell’anno che il Pontefice, raccogliendo la voce del popolo cristiano, decise di istituire una festa liturgica che celebrasse in modo solenne la dignità regale di Maria. La data scelta fu il 31 maggio, a suggello del mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, quasi come una “corona” spirituale posta alla fine delle devozioni mariane. Successivamente, con la riforma del calendario liturgico seguita al Concilio Vaticano II (1969), la festa venne trasferita all’ottava dell’Assunta 22 agosto, in modo da rendere ancor più chiaro e teologicamente coerente il nesso tra la glorificazione corporea di Maria in cielo e la sua partecipazione regale alla signoria di Cristo Risorto.
L’enciclica Ad Coeli Reginam (11 ottobre 1954), testo capitale del magistero di Pio XII, costituisce la magna charta della dottrina sulla regalità mariana. Il Pontefice vi afferma che Maria è Regina non per una sorta di sovrapposizione esterna, ma in ragione del suo ruolo unico nella storia della salvezza: Madre del Capo del Corpo Mistico e quindi, per conseguenza, Madre e Regina delle membra, cioè della Chiesa. Pio XII ricorda come, fin dai primi secoli, la coscienza ecclesiale abbia attribuito alla Madre di Dio titoli e prerogative regali, sia nei testi liturgici, sia nelle espressioni dei Padri e dei Dottori della Chiesa. La regalità mariana non è quindi una “novità”, ma la consacrazione di una tradizione viva e ininterrotta. La Sacra Scrittura è chiara: l’angelo Gabriele annuncia a Maria che il Figlio da lei concepito riceverà dal Signore Dio il trono di Davide e che il suo regno non avrà fine (Lc 1,32- 33). Se Gesù è re per diritto divino e umano, allora la Madre che lo ha generato partecipa necessariamente di questa dignità. Non si tratta di un privilegio accessorio, ma di una conseguenza dell’unione ipostatica: Maria è Regina perché è Madre del Re, e tale maternità si prolunga in forma spirituale verso tutti i redenti. Altrettanto significativa è l’espressione di Elisabetta: “A che cosa devo che la Madre del mio Signore venga a me?” (Lc 1,43). Maria è Madre del Kyrios, del Signore; dunque, ella stessa partecipa, in modo subordinato ma reale, alla sua signoria. Il magistero papale raccolto da Pio XII attinge con larghezza alla Tradizione. Sant’Andrea di Creta descrive la Vergine come regina introdotta nei cieli; san Germano di Costantinopoli la invita a sedere «nel posto più alto»; san Giovanni Damasceno la proclama «regina, padrona, signora». Tali espressioni non sono iperboli poetiche, ma attestazioni di fede che riconoscono in Maria una funzione eminente nell’economia della salvezza. La scolastica medievale, da san Bernardo a san Bonaventura, ha ulteriormente sviluppato questo titolo, mostrando come la regalità di Maria non sottragga nulla all’unicità di Cristo Re, ma piuttosto la rifletta e la serve. La liturgia, specchio fedele della fede della Chiesa, da secoli invoca Maria come Regina. Basta ricordare le antifone mariane: Salve Regina, Ave Regina Caelorum, Regina Caeli laetare. Nelle Litanie lauretane, la serie di invocazioni “Regina”: Regina degli angeli, dei patriarchi, dei profeti, degli apostoli, dei martiri, dei confessori della fede, delle vergini, di tutti i santi, manifesta la percezione ecclesiale che Maria abbraccia in sé, come regina e madre, l’intero orizzonte della santità e della comunione celeste. Anche il santo Rosario, nel quinto mistero glorioso, contempla la coronazione di Maria regina del cielo e della terra: segno che la devozione popolare aveva già da secoli interiorizzato questa verità. La regalità di Maria non è una mera dignità simbolica, ma una missione viva: essere mediatrice di pace, custode della concordia e avvocata presso il Figlio.
Non regna con la potenza mondana, ma con la potenza dell’intercessione; non con la forza delle armi, ma con la forza della misericordia e della grazia. Maria regina non annulla, ma esalta la sua maternità: regna perché è Madre, governa perché ama, domina perché si fa serva. Così, la sua regalità diventa paradigma di ogni autorità cristiana: servizio nella carità e guida alla comunione. In un’epoca segnata da conflitti, da crisi di valori e da frammentazione sociale, la festa di Maria Regina è più attuale che mai. Essa invita i fedeli a riconoscere che la vera pace non nasce dai compromessi o dalle alleanze mutevoli degli uomini, ma dalla signoria di Cristo e dal cuore materno di Maria. Chi si affida a Maria Regina trova protezione, chi la invoca come Madre trova conforto, chi si consacra a lei trova orientamento sicuro verso Cristo.