6 August 2026

La Trasfigurazione

Vi sono pagine del Vangelo che si leggono; ve ne sono altre che si contemplano in ginocchio.
La Trasfigurazione appartiene a queste ultime. Dinanzi al monte santo il linguaggio si fa povero, perché nessuna parola umana può contenere l’irruzione dell’eternità nel tempo. Il Tabor è il luogo dove Dio, senza togliere il velo del mistero, solleva per un istante il lembo della sua gloria e invita l’uomo a contemplare il destino per il quale è stato creato. Cristo sale sul monte non per allontanarsi dalla terra, ma per mostrare alla terra il suo Cielo. Egli prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, non perché siano i più forti, ma perché imparino che la fede, quando attraverserà lo scandalo della Croce, dovrà ricordare la luce contemplata sul monte. Dio non compie mai un miracolo senza preparare una speranza. Per questo il Tabor precede il Calvario. Prima della corona di spine, la corona della luce; prima del sangue che bagna il Golgota, lo splendore che illumina il monte; prima del grido dell’abbandono, la voce del Padre che proclama: “Questi è il Figlio mio, l’Amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7). È come se il Padre dicesse all’umanità di ogni tempo: quando lo vedrete umiliato, ricordatevi della sua gloria; quando lo vedrete inchiodato, ricordatevi della sua maestà; quando il sepolcro sembrerà avere l’ultima parola, ricordatevi della luce che nessuna tenebra ha potuto vincere. Sul Tabor non cambia Cristo: cambiano gli occhi dei discepoli. La gloria che esplode sul suo volto è la stessa gloria che il Verbo possiede da sempre nel seno del Padre. Per un istante la carne lascia trasparire ciò che l’eternità custodiva da sempre. Il Sole di giustizia non riceve luce: Egli è la Luce dalla quale ogni stella prende il suo splendore, ogni aurora il suo colore, ogni anima la sua vita. Mosè ed Elia gli stanno accanto in silenzio. La Legge depone il suo bastone; la Profezia tace davanti alla Parola eterna. Tutta la storia della salvezza si raccoglie come un fiume immenso che finalmente raggiunge il mare. Da Adamo fino all’ultimo uomo che nascerà sulla terra, ogni desiderio autentico del cuore umano trova in Cristo il proprio compimento. Pietro esclama: “Signore, è bello per noi essere qui” (Mc 9,5). Questa non è soltanto la voce di un apostolo rapito dalla meraviglia; è il grido di ogni anima che, almeno una volta nella vita, ha incontrato davvero Dio. Perché quando il cuore contempla la Bellezza che non tramonta, comprende improvvisamente quanto siano piccole tutte le luci del mondo. Le ricchezze perdono fascino, gli onori svaniscono, il potere appare polvere dispersa dal vento. Soltanto Cristo rimane. “E non videro più nessuno, se non Gesù solo” (Mc 9,8). Soltanto il suo Volto riempie il desiderio infinito dell’uomo. È questo il segreto dei santi e la vocazione di tutti i battezzati. I santi non hanno cercato anzitutto la perfezione: hanno cercato il Volto del Signore. E chi contempla quel Volto finisce inevitabilmente per somigliargli. La santità non è lo sforzo eroico dell’uomo che sale verso Dio; è il miracolo di Dio che discende nell’uomo fino a trasfigurarne l’esistenza. Ogni Eucaristia è un Tabor nascosto agli occhi del mondo. Sotto l’umiltà del pane consacrato arde la stessa gloria che avvolse il monte santo. Gli occhi vedono il segno; la fede adora il Re. Per questo la Chiesa non vive di ricordi, ma di Presenza. Il Cristo trasfigurato continua a camminare nel suo popolo, continua a parlare nella sua Parola, continua a donarsi nel suo Corpo, continua a risplendere nei suoi santi. E il mondo, spesso senza saperlo, continua ad avere fame di quella luce. L’uomo può riempire le sue mani di tutto ciò che passa, ma il suo cuore resterà inquieto finché non sarà illuminato da Colui che è la Luce increata.
La Trasfigurazione è dunque il Vangelo della speranza. Essa proclama che il dolore non avrà l’ultima parola, che la Croce è già gravida di Risurrezione, che la morte è soltanto l’ultima porta prima dell’abbraccio eterno del Padre.

Quando, alla fine dei tempi, cadrà l’ultimo velo della storia e il tempo si immergerà definitivamente nell’eternità, ogni uomo comprenderà che tutta la sua vita era un pellegrinaggio verso quel Volto. Allora non esisteranno più tramonti, perché Cristo sarà il Sole che non conosce sera; non esisteranno più lacrime, perché l’Amore le avrà asciugate una ad una; non esisterà più la morte, perché la Vita stessa regnerà per sempre. E l’anima, finalmente giunta alla meta, scoprirà che tutta la sua nostalgia altro non era che il desiderio di ritornare a quella Luce dalla quale era stata pensata fin dall’eternità. Allora comprenderemo che il Tabor non era soltanto un monte della Galilea, ma il riflesso del Cielo aperto sulla terra, la promessa incrollabile che ogni uomo creato e redento in Cristo è chiamato non semplicemente a vedere la gloria di Dio, ma, per un insondabile mistero di grazia, a diventare eternamente parte di questa stessa gloria e di questa stessa vita.

Don Luigi