La santità, talora, si manifesta nelle tempeste dei martiri, tra le fiamme e le spade; altre volte, si rivela come un filo d’oro silenzioso che, pur invisibile ai più, tesse un tessuto di perfezione evangelica senza macchia.
San Giovanni Berchmans è il campione di questa santità umile e nascosta, fatta di fedeltà quotidiana, di esattezza scrupolosa nell’osservanza, di amore ardente per le piccole cose compiute con grande cuore. Nato nel 1599 a Diest, nelle Fiandre, da famiglia modesta e profondamente cristiana, Giovanni respirò fin dall’infanzia quell’aria di pietà domestica che è la prima scuola dei santi. Figlio di un calzolaio, imparò presto il valore del lavoro e la dignità della povertà. L’attrazione per il sacro si manifestò presto: chierichetto attento, scolaro diligente, Giovanni fece della purezza di cuore il sigillo della sua giovinezza. A undici anni, entrò nel collegio dei gesuiti a Malines, dove si distinse non tanto per l’ingegno – pur notevole – quanto per la bontà disarmante e la prontezza nel servire. Era già un’anima che non chiedeva altro che “fare ogni cosa, anche la più piccola, per la maggior gloria di Dio” ad maiorem Dei gloriam. Nel 1616, a diciassette anni, bussò alle porte del noviziato della Compagnia di Gesù. Qui, la sua santità si affinò come oro nel crogiolo: obbedienza pronta, umiltà serena, preghiera costante. Diceva spesso: “La mia penitenza è vivere la vita comune”, volendo indicare che per lui la via della perfezione non consisteva in gesti straordinari, ma nell’adempiere con amore ogni dovere ordinario. Il suo amore per la Regola era così grande che la chiamava “la mia via sicura al Cielo”. Studiava con fervore, pregava con intensità, e mostrava verso i confratelli una carità che era delicatezza e fermezza insieme. Nel 1619, fu inviato a Roma per proseguire gli studi filosofici presso il Collegio Romano. Era la Città Eterna degli splendori barocchi e delle grandi controversie teologiche, ma Giovanni vi si immerse senza distrarsi, custodendo un cuore indiviso. La sua stanza era povera, ma adornata dal Crocifisso, dalla Vergine Immacolata e da san Luigi Gonzaga, modello e compagno spirituale. A Roma, la sua salute cominciò a declinare. Un male polmonare, aggravato dalle fatiche dello studio e dall’austerità di vita, lo condusse rapidamente alla soglia dell’eternità. Il 13 agosto 1621, a soli ventidue anni, Giovanni si spense tra i confratelli, pronunciando parole che erano il compendio della sua esistenza: “Gesù, Maria, Giuseppe”.
Non lasciava dietro di sé opere grandiose, ma un tesoro di virtù vissute con perfezione: la purezza immacolata, la carità ardente, l’obbedienza filiale. Fu sepolto nella chiesa di Sant’Ignazio, dove il suo corpo riposa ancora oggi, come seme che continua a fruttificare grazie alla sua intercessione.
San Giovanni Berchmans è il santo delle “piccole cose fatte con grande amore”. In un mondo di incontentabili che cerca lo straordinario e l’eccezionale, egli ricorda che la santità è a portata di chiunque voglia santificare il quotidiano con l’umiltà : lo studio, il lavoro, le relazioni fraterne, l’osservanza delle regole. La sua vita è un’epistola vivente scritta con questo versetto paolino: “Sia dunque che mangiate, sia che beviate, o qualunque altra cosa facciate, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31).