In memoria di San Giovanni Maria Vianney, sacerdote 1786- 1859
In questo 4 agosto 2025, la Chiesa universale rivolge lo sguardo e il cuore a San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, patrono dei parroci di tutto il mondo. In un’epoca segnata da profonde ferite sociali e da un analfabetismo religioso dilagante, la Provvidenza volle collocare nel piccolo villaggio francese di Ars una luce limpida e ostinata, fatta di silenzio, sacrificio e confessionale. Vianney non fu un uomo di sistema, né di dottrine altisonanti. La sua teologia era il Vangelo vissuto. Non si impose per intelligenza o cultura, ma per una santità trasparente, fatta di veglie notturne, digiuni nascosti, e parole di perdono capaci di far piangere i cuori più duri. Ogni giorno, per 12- 16 ore, sedeva nel confessionale, riconsegnando anime a Dio. Davanti al tabernacolo si consumava in adorazione. Non predicava sé stesso, ma il volto misericordioso del Padre.
La figura di Vianney interpella fortemente anche oggi, in una Chiesa che desidera, come ricorda Papa Francesco, “essere madre dalle braccia aperte”, e non “dogana che seleziona”. Il Curato d’Ars ci educa a una Chiesa della pazienza, dove il tempo speso per un’anima non è mai tempo perso, e dove la fedeltà quotidiana ha più valore di mille progetti incompiuti. Nel suo stile sacerdotale si scorge quella “forma ecclesiale di umanità evangelica” che tanto ispira la nostra Fondazione: l’essere ponte tra l’invisibile e il concreto, tra Dio e l’uomo, tra la Croce e la speranza. Fu povero e fece dei poveri i suoi tesori; fu stanco, e non smise di accogliere; fu ignorato, ma mai dimenticabile. San Giovanni Maria Vianney ci ricorda che non si cambia il mondo partendo dalle strutture, ma dai cuori.
E noi, come Fondazione, desideriamo proprio questo: essere luogo ecclesiale dove le anime ferite trovano ascolto, accompagnamento, prossimità. Nel volto sereno del Curato d’Ars, nella sua determinazione a “non lasciare nessuno solo”, leggiamo la chiamata ad una carità ecclesiale integrale: che non separa il pane dalla Parola, né il corpo dall’anima, ma li ricompone in un’unica pastorale della speranza. Questo amore ci chiama ancora, ogni giorno. Ci chiede di vivere il Vangelo nella pazienza, nella concretezza, nel farsi piccoli per sollevare gli altri.Perché ogni fondazione cattolica è chiamata ad avere un cuore pastorale. Perché il carisma dell’accoglienza passa dalla capacità di non stancarsi del bene. Perché la missione sociale ha bisogno di una radice spirituale solida e viva.
“Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù”
San Giovanni Maria Vianney